Quanto la rivoluzione digitale, con i social network e l’intelligenza artificiale, hanno cambiato la relazione offline e online propinando il passaggio dal Noi-comunitario all’Io-autoreferenziale? È possibile pensare che siamo di fronte alla pandemia dell’Io-autoreferenziale, ipertrofico e autarchico, bastante a se stesso? Si può davvero considerare l’homo socialis non più bisognoso dell’Altro se non nella misura utilitaristica del proprio scopo particolare?
Lo studio si propone di osservare e descrivere la trasformazione della relazione Io-Noi dal reale al virtuale che ha contribuito al manifestarsi delle crisi: istituzioni sociali, politica, religione, comunità e famiglia; figli contrapposti ai genitori; giovani contro gli anziani e donne contrapposte agli uomini.
In questo clima divisivo, l’Io-autoreferenziale, attraverso il web tende a emanciparsi e manifestarsi come un Io-Dio che trascende l’identità di genere femminile e maschile per sublimarsi nella figura mitica e archetipica dell’androgino.
Un Io autoreferenziale, quasi un Io divino, che, amplificato dagli algoritmi dei social network, tende a presentarsi come assoluto e autosufficiente, oltre la distinzione tradizionale tra maschile e femminile. Questa figura simbolica, assimilabile all’archetipo dell’androgino, viene proposta come nuovo modello di potere sociale, che definiremo qui con il neologismo androginarcato.
Per indagare la tendenza della trasformazione dell’homo socialis nell’Io-Dio si è approfondita l’analisi dei miti e dei riti ancestrali per rinvenirne le tracce attraverso il processo dialettico della cultura del Dio-Padre creatore e normatore e della Dea-Madre nutrice kourotrophos.
Poiché il tema della metamorfosi della relazione implica una notevole complessità, la ricerca adotta un approccio metodologico articolato: interdisciplinare, fenomenologico-comparativo ed empirico. Quest’ultimo si basa su un’indagine sul campo condotta tra studenti di Rho (MI), Pesaro (PU) e Melfi (PZ). L’attenzione è rivolta soprattutto ai giovani delle generazioni Z e Alpha, cresciuti con un dispositivo digitale sempre in tasca e protagonisti della profonda trasformazione antropologica della relazione dall’offline-online all’onlife.
Lo studio cerca di rispondere, tra le altre questioni, alle domande: come i giovani, oggi, vivono la relazione sociale e amicale, affettiva-familiare e amorosa-personale? Inoltre: quanto i giovani sono dissimili rispetto ai propri genitori?
Infine, lo studio si propone di prospettare l’orizzonte del futuro probabile di questa transizione culturale digitale per ipotizzare scenari possibili dal tratto dispotico, retrotopico e utopico.
2026